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La Settimana Sovversiva

Ciao! Continuo a essere positivamente travolto dalle presentazioni del mio libro, Assalto alle piattaforme. Sto girando come una trottola e sto incontrando persone splendide. Questa settimana sarò a Roma e a Torino! A fine mail trovate l’elenco completo di tutte le date. Se volete organizzarne una nella vostra città, scrivetemi. Se volete il libro, lo trovate sul sito di Agenzia X e in tutte le librerie. Lo trovate anche in audiolibro gratuito su podcast.kenobit.it, dove tra oggi e domani usciranno le ultime puntate. La riflessione di oggi parla proprio di podcast e audiolibri!


Leggere ad alta voce mi ha sempre fatto un po’ paura. Ne ho dei ricordi principalmente legati all'infanzia, al sussidiario delle elementari e alla chiesa dove facevo il chierichetto (sì, l'ho fatto, potete pure revocarmi le credenziali da metallaro). Da un lato mi intimoriva, perché enunciare per un pubblico, qualunque esso fosse, era di fatto una performance. Dall'altro lo trovavo faticoso. Leggere nella mia mente era così facile, rilassante, intimo. Farlo per altre persone richiedeva lo sforzo fisico delle corde vocali, e non solo. Per non incespicare ci voleva una concentrazione costante che mi distoglieva dall'atto stesso della lettura, rendendolo molto meno piacevole. Parlo al passato, ma per me è stato così fino a pochissimo tempo fa. In tutta la mia vita adulta, anche se sono tutto fuorché timido, ho scientemente evitato di infilarmi in situazioni dove avrei dovuto leggere ad alta voce. Poi qualcosa è cambiato.

Tutto è cominciato con la musica. Nel 2025 ho registrato un disco con una nuova band, una mitragliata punk a base di chitarra e Game Boy. Ci serviva un cantante, ma per vari motivi non volevamo rinunciare all'agilità di un duo. Eravamo in studio e ho pensato di non avere nulla perdere: "Provo a cantare io." È stata un'esperienza illuminante. Non ho fatto irrimediabilmente schifo, ma non è questo il punto. Ho realizzato che non avevo mai usato la mia voce in quel modo, che non l'avevo mai "lasciata andare". Fino a quel momento l'avevo tenuta in gabbia, forse perché sentivo il bisogno di controllare come venivo percepito dall'esterno. Urlare in quel microfono mi ha fatto sentire istantaneamente più libero, come se fosse saltato un lucchetto. Mi sono dato il permesso di non essere perfetto e nel farlo mi sono reso conto che di quel permesso non c'era il minimo bisogno. Quante cose mi sono perso, nella vita, per essermi autoimposto standard di qualità arbitrari e non necessari? A volte le barriere più infami sono quelle che costruiamo noi, magari senza accorgercene. Perché mi sono precluso il piacere di giocare con la mia voce, per tutti questi anni? Che sciocco.

L'occasione successiva per sperimentare è arrivata con Assalto alle Piattaforme, il mio libro. La mia voce mi piace, ma non è certo da speaker professionista. Non ho studiato dizione e la mia "r" è gutturale, come quella dei francesi, perché non sono capace di far vibrare la lingua per pronunciarla come il resto dell'umanità. Da bimbo mi prendevano in giro e mi facevano dire: "Orrore, orrore, ho visto un ramarro marrone." Ci ho fatto pace e mi ci sono persino affezionato, ma anche questo mi aveva spinto a tenerla per me. Poi ho incontrato il lavoro di Greta Carrara, che con la sua associazione Giochiamoci si occupa di "gioco accessibile, indipendente da disabilità, neurodivergenze o altri tratti atipici". Le sue idee sono dinamite. Non le banalizzerò raccontandole qui, ma sappiate che abbiamo il viziaccio di dare un sacco di cose per scontate e che l'accessibilità, oltre a essere una cosa buona, è anche furba. Fatevelo raccontare da lei! Se vogliamo bene alle cose che facciamo, dobbiamo abbattere le barriere che le circondano, siano esse architettoniche, economiche o pratiche.

Parlando con Greta ho fatto caso al problema dei libri. Per chi non vede, l'unica opzione valida sono gli audiolibri, ma la loro disponibilità è nettamente inferiore a quella delle loro controparti cartacee. Sulle piattaforme commerciali, come Audible, si trovano solo i titoli più famosi e gettonati. Se vuoi ascoltare Harry Potter lo trovi interpretato da Pannofino, ma se vuoi qualcosa di più sotterraneo, fuori dal giro dei best seller, ti attende il nulla cosmico. Quindi ho lanciato il cuore oltre l'ostacolo e ho deciso che l'audiolibro di Assalto alle piattaforme l'avrei fatto io. Non ho uno studio professionale e non sono uno speaker, ma ho un microfono e una voce. Sapevo che non avrei mai potuto competere con le registrazioni patinate di Amazon, ma ho realizzato che, in fondo, non c'era bisogno di farlo. La cosa che conta è che il mio libro sia accessibile anche in quel formato, e poco importa se sarà un po' punk e ogni tanto ci sarà qualche imperfezione. Forse, vai a sapere, in un'era di scintillanti iperproduzioni le sbavature diventeranno una feature, un marchio di spontaneità e umanità.

Per registrare la prima puntata da trenta minuti ho impiegato quasi due ore. Che fatica! Poi ho iniziato a prenderci la mano, ma soprattutto a non preoccuparmi dei piccoli errori. Nel farlo ho iniziato a farne sempre meno. La libertà di sbagliare senza fustigarci, paradossalmente, ci rende più precise. Nel giro di un paio di puntate sono arrivato a leggere tutto in un paio di take, mettendoci il giusto e divertendomi il triplo. A prescindere da tutto, ne ho tratto un grandissimo beneficio. Non so perché, ma dev'esserci qualcosa, nella lettura ad alta voce, che ci fa bene a livello cognitivo.

La risposta al mio audiolibro amatoriale e sgangherato è stata travolgente. Tanto per cominciare, almeno nella mia bolla, della produzione chirurgica e cristallina non importa a nessuno. Anzi, molte persone mi hanno detto che le imperfezioni e gli inciampi rendono tutto più godibile. A ben vedere, in un internet sempre più artificiale, non c'è da stupirsi che ci sia fame di umanità. La vera sorpresa è stata il pubblico: l'idea è partita da un desiderio di accessibilità per chi non ha la vista, ma mi sono reso conto che è solo uno dei mille motivi per cui una persona può non avere modo di leggere.

Avere la vista è un privilegio. Avere il tempo di leggere è un privilegio. Avere le energie mentali per leggere è un privilegio. Persino avere la concentrazione per farlo, dopo i danni di Instagram e TikTok, è un privilegio.

Lavoriamo così tanto che spesso arriviamo a fine giornata col cervello fritto, senza aver avuto un minuto da dedicare ad altro. Tante persone mi hanno scritto che una volta leggevano, ma che da quando ci sono gli smartphone non riescono più a farlo, un po' perché le notifiche sono una distrazione costante, un po' perché non riescono più a focalizzarsi. I reel, gli short e i tiktok ci hanno rese drogate di novità, abituandoci a un'intrattenimento che ci ricompensa con microdosi di dopamina ogni 30 secondi. Il fatto che il 99% del content che consumiamo sulle piattaforme commerciali sparisca nell'oblio non è un caso. Ce lo dimentichiamo perché il punto non è il significato, ma l'esperienza stessa dello scrolling. I libri funzionano nel modo opposto: richiedono uno spazio di attenzione molto più ampio e ci premiano con idee e consapevolezze che rimangono con noi e ci arricchiscono. Odio il paternalismo pseudocolto di chi dice "leggi un buon libro", ma i dati parlano chiaro: leggiamo sempre di meno. Non perché stiamo diventando collettivamente più stupide, ma perché siamo vittima di meccanismi che ci sottraggono il tempo per farlo. Dobbiamo trovare un modo per invertire la tendenza, altrimenti cederemo a Zuckerberg e soci il controllo della nostra crescita culturale e spirituale.

Proprio per questo l'esperienza di registrare un audiolibro in formato podcast è stata illuminante. Un podcast può ritagliarsi uno spazio di attenzione di qualità anche nel marasma del contemporaneo. Il fatto che la popolarità del formato sia decollata negli ultimi anni la dice lunga. Per questo, ho deciso che dopo aver finito Assalto alle piattaforme continuerò a leggere ad alta voce. Ho in mente di proporre libri di altri autori e autrici, tra saggi e racconti brevi. Cosa vi piacerebbe sentire? Avete idee? Al tempo stesso, farò del mio meglio per fare in modo che sempre più persone e realtà adottino la pratica. Per esempio, sto registrando con Philopat il suo fondamentale Costretti a sanguinare: non l'abbiamo ancora pubblicato, ma se volete un'anteprima la trovate qui. E non dimentichiamo che ci sono realtà stupende come SCALPO, che lavorano già in questa direzione da tempi non sospetti. Sono sicuro che ci siano tantissimi progetti affini che ancora non conosco: se vi va, suggeritemeli e li riporterò qua nella newsletter.

Buona Settimana Sovversiva (in ritardo, ma chissene)
Kenobit

PROSSIME DATE

30 gennaio - ROMA @ Liminal Space - Concerto
31 gennaio - TORINO Double feature! A mezzogiorno allo Spazio Baom, poi alla Global Game Jam alla Biblioteca Archimede (Talk + concerto)
4 febbraio - ROMA @ Forte Prenestino - Presentazione libro+ concerto
5 febbraio - SALERNO @ Morticelli - Concerto
6 febbraio - CASERTA @ Club 33 giri - Presentazione libro e concerto
7 febbraio - LODI @ Sound A Part festival - Presentazione libro
11 febbraio - TORINO @ Radio Blackout - Presentazione libro e concerto
15 febbraio - MEZZAGO @ Bloom - Presentazione libro
20 febbraio - FANO (PU) @ Arci Artigiana - Concerto con la nuova band Gom Jabbar
21 febbraio - UMBERTIDE (PG) @ Mini Metropolis - Concerto Gom Jabbar + presentazione libro
6 marzo - NAPOLI @ Zero81 - Presentazione libro
7 marzo - MILANO @ Cascina Occupata Torchiera - Presentazione libro + concerto
14 marzo - LIVORNO @ Ex Caserma Occupata - Presentazione libro + concerto
21 marzo MILANO @ LUME - Presentazione + concerto
26 marzo MILANO @ Cantiere - Presentazione
27 marzo MILANO @ Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa - Presentazione

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì