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La Settimana Sovversiva

Lunedì scorso è uscita la prima puntata di un progetto che mi sta molto a cuore: l’audiolibro ribelle di Costretti a sanguinare, di Marco Philopat. È una storia autobiografica sulla nascita del punk in Italia, dalla fine degli anni Settanta ai primi Ottanta. Racconta la musica, gli eccessi, i personaggi, la giovinezza selvaggia, ma anche i risvolti politici di un'attitudine nuova, che andava ben oltre le chitarre distorte e le borchie sui vestiti. Per me fu un libro importantissimo. Lo lessi a meno di vent'anni, quando suonavo la batteria e avevo un paio di band con cui sognavo di conquistare il mondo. Tra le sue pagine incontrai il DNA anticapitalista del punk, quello che non passava in radio e che MTV non avrebbe mai trasmesso. Mi fece scoprire i Crass, lo spirito del DIY e l'importanza sociale e culturale degli spazi liberati. Insomma, è un libro pazzesco, anche se del punk non vi è mai importata un'acca. Trabocca di vita e ve lo consiglio di cuore.

Negli ultimi anni, per i moti gravitazionali dell'underground, ho incontrato Philopat, che con la sua Agenzia X ha pubblicato il mio libro, Assalto alle piattaforme. Il contatto editoriale si è trasformato in amicizia e l'amicizia si è trasformata in voglia di portare avanti progetti insieme. Nel libro parlo dell'importanza di "smettere di regalare a delle aziende private la bellezza che creiamo" e di "metterla al servizio della collettività". Detto fatto. Marco mi ha preso in parola ed è nata l'idea di registrare l'audiolibro di Costretti a sanguinare, letto direttamente da lui, l'autore, e di pubblicarlo fuori dalla logica del content e dalle gabbie delle piattaforme commerciali, su un sito nostro, autonomo, basato su software libero, accessibile a chiunque, senza barriere e soprattutto senza pubblicità e furti di dati. Poeticamente, un audiolibro che parla di autogestione esce in un contesto di autonomia digitale e decentralizzazione. Lo trovate qui: podcast.agenziax.it.

Registrare il libro è stato illuminante, perché ha evidenziato come la scelta del luogo e della modalità plasmi la forma finale dell'opera. Ho affrontato il tema in un passaggio di Assalto alle piattaforme, dove sottolineo un meccanismo manipolatorio e professionalizzante alla base di realtà come Instagram, YouTube e TikTok.

Anche se il nostro intento originario era coltivare un hobby senza finalità di business, accettando lo scambio “contenuti per visibilità” ci troviamo vittima di un processo di professionalizzazione non consensuale che agisce su due assi: il primo influenza la forma del content, il secondo il nostro rapporto con la produzione. [...] La professionalizzazione si muove anche sull’asse della qualità di produzione. Le piattaforme vendono pubblicità e per questo hanno bisogno di content scintillanti e appetibili. Gli account privilegiati dagli algoritmi, quelli dei creator di successo, sono curati con attrezzature professionali. Non basta faticare per produrre content, bisogna anche investire per renderlo abbastanza patinato da non stridere se affiancato a una pubblicità di McDonald’s. [...] La spinta professionalizzante altera profondamente i nostri progetti. Da un lato introduce una barriera economica che esclude dalla creation le fasce della popolazione meno abbienti e con meno tempo da investire, dall’altro uccide l’estetica punk delle autoproduzioni, dove la sostanza conta più della forma.

Gli audiolibri di realtà problematiche come Audible e i podcast dei grandi network sono prodotti costosi, che rispettano religiosamente determinati standard di qualità e struttura. Tecnicamente, saremmo stati perfettamente in grado di farlo anche noi. Avremmo dovuto affittare uno studio, o se non altro insonorizzare a dovere una camera di presa. Avrei dovuto infilare Philopat in uno stanzino, parlargli attraverso un paio cuffie, metterlo davanti a un microfono e dirgli di rimanere sempre alla stessa distanza. Avrei dovuto dire "stop" a ogni minimo inciampo e avremmo riregistrato più volte le stesse parti, fino a ottenere una lettura professionale. Sarebbe stato lavoro.

Abbiamo fatto l'opposto. Ho piazzato un microfono sulla mia scrivania e Philopat si è messo a leggere. Ogni tanto, preso bene da una frase, si voltava verso di me, allontanandosi un po' dal microfono. A volte ci scappava una risata, altre c'era un piccolo inciampo in una pronuncia. Quell'imperfezione, all'improvviso, mi è sembrata non un difetto, ma un'estetica da rivendicare. Ossessionandoci con la produzione avremmo sacrificato la spontaneità della lettura, ma anche il divertimento e il piacere di stare insieme. Avremmo costantemente interrotto il flusso, impiegandoci il triplo e costringendoci a rispettare dettami estetici dei quali non abbiamo bisogno. Il messaggio conta più dell'involucro. Sono convinto che nel risultato finale si senta che eravamo due amici davanti a un computer, e che a leggere non sia un attore professionista con la dizione perfetta, ma l'autore di quella storia, che l'ha vissuta in prima persona.

La scelta di una piattaforma libera e autogestita, rispetto a quelle commerciali, ci ha anche dato una maggiore libertà creativa. Una storia sul punk sarebbe incompleta senza la musica, quindi abbiamo deciso di intervallare i capitoli con una selezione di brani dell'epoca, fatta proprio da Philopat. Se avessimo pubblicato su YouTube, per esempio, ci saremmo dovuti preoccupare del copyright. L'algoritmo del "content ID" avrebbe riconosciuto dei brani protetti da diritto d'autore e avrebbe limitato l'accessibilità della nostra opera. Visto che i file stanno su un nostro server, detto fuori dai denti, ce ne siamo fregati. L'audiolibro è diffuso gratuitamente e sono sicuro che band punk come i Wretched non ci manderanno i loro avvocati, anzi. Iggy Pop e i Ramones non se ne accorgeranno, e se lo facessero non credo che se la prenderebbero con un podcast libero che racconta la storia del punk. Se avessimo scelto di comprimerci per entrare nel contenitore del content, avremmo fatto un audiolibro molto più noioso e meno fedele a se stesso, avremmo speso soldi che non abbiamo e ci avremmo impiegato il triplo, divertendoci la metà.

Penso che sia cruciale rivendicare il nostro diritto all'imperfezione, nelle nostre vite private e nella creatività. Instagram e TikTok ci bombardano di video con le luci perfette, editati e montati ad arte nella speranza di emergere nel marasma del doomscrolling, e premiano con i loro algoritmi chi rispetta le loro regole non scritte. Ci lanciano il messaggio che fare qualcosa di creativo ha senso solo se puoi raggiungere un livello professionale e se potrai monetizzarlo. Sono convinto che lo spettro dei "valori di produzione" tarpi le ali alla nostra creatività e alla nostra voglia di fare, e che sia cruciale rivendicare la bellezza delle nostre sbavature. Non sono difetti, sono caratteristiche, spesso piene di significato.

Quanta arte in più ci sarebbe, se non ci facessimo dettare dallo Zuckerberg di turno le regole dell'estetica? Quanto è bello poter fare tanto con poco? Quanto è potente essere punk?

A proposito di podcast, audiolibri e libertà: ho pubblicato un video in cui parlo di Antennapod, un software libero bellissimo per seguire i podcast, con il quale potete ascoltare anche Costretti a sanguinare e la mia lettura gratuita di Assalto alle piattaforme (oltre a qualsiasi altro podcast vogliate). Ne ho fatto uno anche sulle applicazioni libere che potete installare sul vostro smartphone per svincolarvi da un po' delle catene del capitalismo digitale. E se le vostre orecchie hanno fame di libri, vi segnalo anche il progetto SCALPO, del mio amico Savohead, che contiene tantissime letture di testi radicali molto importanti.

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

PROSSIME DATE

9 giugno - SERIATE @ NABU (Biblioteca di Seriate) 11 giugno - **BOLOGNA @ Casa di quartiere RUOZI (via Castelmerlo 13)
19 giugno - BUSTO ARSIZIO @ Circolo Gagarin, presentazione libro
20 giugno - ROMA @ ROMA.exe demoparty, concerto con i Gom Jabbar
21 giugno - PIACENZA @ LOW-L Fest, concerto con i Gom Jabbar

Se volete invitarmi per un concerto, un talk o un progetto, scrivetemi pure!

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì