Penso sempre alla vita degli oggetti. Immagino che abbiano una memoria e dei sentimenti, e anche se so che tecnicamente non è così, vedo del significato in questo tipo di ricerca. Penso a quanta vita li ha toccati, a quanti luoghi hanno visto, al posto che hanno avuto nella mente di persone che non incontrerò mai. E quindi la loro memoria, non importa se vera o se frutto della fantasia, in un certo senso esiste davvero. Ultimamente ragiono molto sul concetto di valore, cercando il più possibile di slegarlo dalle logiche del profitto, che risolvono la questione con dati noiosi come la rarità e la quantità di soldi che il pubblico è disposto a pagare su Ebay.
Guardo il mio Game Boy e penso che sia la cosa più preziosa che ho. Ce ne sono letteralmente milioni identici in tutto il mondo, ma questo è quello che ho incontrato io. Uno dei suoi papà, Gunpei Yokoi, lo concepì con una filosofia prettamente hacker, quella di studiare il vero potenziale delle tecnologie in cerca del modo più economico ed efficiente per sfruttarle. La descriveva con un’immagine figlia di secoli di cultura nipponica:
Praticare il pensiero laterale con tecnologie appassite.
Mentre il resto del mondo si azzuffava in una corsa alle armi a chi sviluppava la console più potente e all’avanguardia, lui sceglieva componenti già sull’orlo dell’obsolescenza, e quindi più economici e ottimizzati. Il progresso non deve essere necessariamente una scazzottata. La storia gli diede ragione.
Il Game Gear di SEGA aveva uno schermo a colori e prestazioni paragonabili alle console domestiche. Con sei batterie AA durava a malapena due ore. Il Game Boy, con il suo rudimentale schermo con 4 sfumature di verdastro, costava quasi la metà e sfrecciava per più di trenta ore con quattro pile. Non ci fu gara.
Vinse chi aveva intravisto il futuro nel passato prossimo.
Il mio Game Boy, come tutti i suoi fratelli, nacque in una fabbrica a Kyoto a cavallo tra gli Anni ‘80 e ‘90. Chissà quante mani l’avranno assemblato e testato sulla linea di produzione. Cosa avrà mangiato, quella sera, la persona che l’ha caricato sul bancale? Forse viaggiò in aereo, o magari in nave, ma a un certo punto arrivò negli Stati Uniti, dove fu regalato a unx bambinx. Mi chiedo spesso dove sia oggi, anche se non saprò mai chi è. Spero proprio che stia bene. Poi finì in fondo a un cassetto o in uno scatolone in soffitta, dimenticato, in letargo. Qualche anno dopo, tra i traslochi e i movimenti della vita, finì sul tavolo di un mercatino, venduto a pochi dollari, come una cianfrusaglia fuori tempo massimo. Non saprò mai la vera storia del primo capitolo della sua esistenza, ma dev’essere stata qualcosa di simile. Io, almeno, la immagino così. Da questo punto in poi, invece, non devo tirare a indovinare. Quello che segue è tutto vero.
Intorno al 2007, a quasi vent’anni dalla sua nascita, fu comprato da un ragazzo del New Jersey, che aveva appena scoperto la micromusic, anche nota come chiptune, per gli amici “musica a 8 bit”. Ai tempi, in una deliziosa era pre-facebook, frequentava il forum di 8bitcollective, un sito dove appassionate da tutto il mondo condividevano la musica che facevano con vecchie console e computer. Lo frequentavo anch’io, e quando vidi che aveva deciso di venderlo mi feci avanti per comprarlo. Anch’io mi stavo affacciando su quella scena musicale, senza sapere che sarebbe diventata una delle cose più belle e fondanti della mia vita, e stavo comprando Game Boy a destra e a manca per modificarli e suonarli.
Quando arrivò, miracolosamente intatto dopo aver attraversato l’oceano in una scatola di cartone, fu istantaneamente il mio Game Boy. Lo portai con me ai primi concerti con il mio nuovo nome di battaglia, “Kenobit”, e divenne molto più di un semplice oggetto. La scena 8 bit europea, a differenza di quella statunitense, era fatta di squat, sound system e feste underground. Nei primi storici microparty organizzati da leggende italiane come Micropupazzo, Pablito el Drito e Tonylight, riconobbi subito lo spirito di Gunpei Yokoi: non avevamo a disposizione locali di lusso e grandi budget, ma avevamo la musica e un modo estremamente punk per farla, utilizzare una macchina “appassita” e attaccarla ad altoparlanti giganti.
Da allora io e il mio Game Boy siamo diventati compagni di avventure. Pensavo di essere io a portarlo con me, ma presto realizzai che era lui a portare in giro me. In principio suonavamo solo in giro per l’Italia, ma la chiptune diventava via via più popolare e iniziarono ad arrivare inviti anche dall’estero. Saltavamo su un volo low-cost con uno zainetto e un cambio di vestiti, senza nemmeno bagaglio a mano, e andavamo a suonare nelle peggiori/migliori bettole del vecchio continente. A costo di sembrarvi un pazzo che personifica una mucchio di plastica e silicio, iniziai a fidarmi di lui.
“Ho capito che stai guidando tu, mi fido, portami dove vuoi.”
Il Game Boy mi prese in parola e divenne il motore dell’improbabile, l’entità magica che fa succedere cose inaspettate nella mia vita.
Un giorno mi ha fatto dormire su un materasso pulcioso, in mezzo ai topi, in uno squat a Berlino est che sembrava sul punto di crollarmi sulla testa. Dormii pochissimo, ma scrissi la canzone che ancora oggi uso per chiudere tutti i miei concerti. Una volta siamo sopravvissuti a una scazzottata in stile Bud Spencer scoppiata in un pub occupato nell’East End di Londra, finita letteralmente a coltellate e lacrimogeni, dopo aver suonato in uno scantinato pericolosissimo ma traboccante di gioia e adrenalina. Ci siamo esibiti nei localini sotterranei di Tokyo (tornando nella sua terra d’origine!), nelle strade di periferia di Buenos Aires, in un campo sportivo a Johannesburg, su un palco rivestito di pelo rosa a Samara, in Russia. Ogni volta che mi invitavano in un posto nuovo, pensavo che dietro ci fosse lo zampino del Game Boy, desideroso di fare un altro viaggio.
A volte l’improbabile diventa quasi demenziale, come la volta che il Game Boy mi ha messo in contatto con gli eredi di Secondo Casadei, che mi hanno commissionato una versione ufficiale a 8 bit di “Romagna Mia”. Giuro, è tutto vero. Per la cronaca, non me l’hanno mai pagata!
Siamo stati insieme in tutti i continenti, tranne l’Antartide, a volte in posti di lusso, con i ledwall costosi e i palchi di prestigio, ma più spesso nei localini scalcagnati e con il cuore grande. Ci siamo trovati davanti a migliaia di persone, ma anche a pubblici sparuti e presi bene, nelle cittadine di provincia. Tra tante cose che mi ha insegnato il Game Boy, c’è anche che i numeri non sono tutto, anzi, non sono quasi niente, e che la più grande bellezza della musica si libera nelle situazioni più intime. Cosa vuol dire essere un musicista “di successo”? Per me vuol dire divertirsi e conoscere persone che non avresti mai incontrato se non avessi mosso le chiappe per andare a un concerto. Del resto come fai a trovare l’improbabile, se insegui la certezza delle miserie dell’industria musicale?
Poi, ogni tanto, il motore dell’improbabile entra in coppia, si supera da solo e fa delle magie. L’altra sera, al Circolo Ribalta di Vignola, ho incontrato Fatur, l’artista del popolo dei CCCP. Ho tirato fuori una vecchia cartuccia, sulla quale avevo scritto una cover di Curami, che non avevo mai suonato dal vivo, ed è successo questo.
Lo metto su Peertube, perché Google non se lo merita.
Mi piace pensare alla bizzarra vita del mio Game Boy e mi sento fortunato che si sia intrecciata con la mia. Quale sarà la prossima cosa improbabile che ci succederà? Una volta mi sentivo stupido, quando mi sorprendevo a considerarlo un’entità con dei sentimenti, ma poi ho smesso di bacchettarmi e mi sono goduto i miei pensieri. In fondo che male c’è a vedere del significato e della bellezza in un mondo che a volte sembra solo cattivo e privo di senso?
Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit
Stasera, martedì, alle 21:30, ci sarà Jonathan Dimensione AESTHETICA, la trasmissione sulla storia dell’arte diretta dal Dottor Pira e Michele Sala.
21 febbraio - Circolino della Malpensata, Bergamo - Combo! Prima presentazione del libro, poi concerto!
13 marzo - Ottobit Artlab, Montelupo Fiorentino - L’Ottobit è casa, per me. Ci vediamo lì.
11 aprile - Ottagono, Codroipo - Ci sarà il Synthimi fuART e i suonerò i miei Game Boy.
19 aprile - Ascoli Piceno (info in arrivo)
27 aprile - Bari (info in arrivo)