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La Settimana Sovversiva

A volte mi diverto a pensare alle statistiche della vita. Avete presente i videogiochi come Grand Theft Auto, che tengono traccia di tutto quello che fai e sanno dirti quanta strada hai percorso in macchina, quanta in impennata, quante volte sei caduto in acqua, eccetera? Ecco, io sogno di avere la stessa cosa, ma nel mondo reale. Potrei sapere quanti chili di olive ho mangiato dal 1982, quante persone diverse ho conosciuto, quante tachipirine ho preso, quanti minuti ho trascorso da arrabbiato, quante volte ho sbattuto il mignolino contro uno spigolo. Potrebbero anche esserci delle leaderboard mondiali! A costo di giocarmi qualsiasi briciola di credibilità intellettuale, penso sempre che ogni giorno c’è una persona che ha fatto la cacca più grossa del pianeta e non lo saprà mai. Ma non divaghiamo. Anzi, divaghiamo tantissimo.

La magica macchina sputastatistiche non esiste, ma c’è una precisa categoria in cui credo potrei piazzarmi nella top 10 dell’umanità: “numero di visualizzazioni della schermata di avvio del Game Boy”. Quando accendi un Game Boy, una scrittina Nintendo® scende lentamente lungo lo schermo, per poi fermarsi al centro con un iconico effetto sonoro. DLIN! Se non avete presente di cosa sto parlando, ecco un video trafugato da YouTube. Suono il Game Boy da quasi 19 anni e ogni volta che mi esibisco mi giostro con una dozzina di cartucce sulle quali ho scritto i miei brani. Vuol dire che accendo e spengo la console almeno dieci volte a set, senza contare gli errori di cui parleremo tra poco. Quella sequenza di boot è una parte integrante della mia vita. Con tutti i concerti che faccio, penso sinceramente di essere una delle persone l’ha vista più volte in tutta la storia dell’umanità. Non lo saprò mai, ma mi piace l’idea, perché in quel mucchietto di pixel monocromatici vedo un sacco di significato. L’avvio del Game Boy, infatti, è così per un motivo ben preciso. È una sorta di sistema con una chiave e una serratura.

Nel 1989, anno di lancio del Game Boy, l’industria dei videogiochi si era appena ripresa dal rovinoso crash del 1983, quello che sancì la fine del regno di Atari. Il disastro si consumò per svariati motivi, tutti legati alla sbornia del capitalismo e a una fame di profitti così grande da portare a un’irrimediabile saturazione del mercato. È la stessa storia che ha portato Atari a seppellire 700.000 cartucce non vendute in una discarica del New Mexico. Ad affossare Atari fu anche l’invasione di giochi “di terze parti”. Il gaming era diventato una corsa all’oro e chiunque aveva iniziato a produrre giochi non ufficiali per Atari 2600, anche senza avere le competenze necessarie, nella speranza di saltare sul carro dei vincitori. Gli scaffali dei negozi vennero inondati di porcherie che il grande pubblico associava al marchio Atari, che non aveva alcun modo per arrestare il fenomeno.

Non volendo fare la stessa fine, Nintendo escogitò un sistema per impedire agli studi di sviluppo non autorizzati di pubblicare giochi per Game Boy. L’accensione della console, quella con la scrittina che scende, è di fatto uno scambio crittografico, una parola d’ordine che viene pronunciata e verificata prima di aprire la porta. Sembra complicato, ma non lo è. Nella memoria interna del Game Boy è salvata la sequenza di dati che compone la scritta Nintendo®. Quella R cerchiata, non a caso, sottolinea la natura del marchio registrato. Affinché la console partisse, la cartuccia inserita doveva riportare la stessa identica sequenza in un preciso settore della memoria. Se la scritta non combaciava alla perfezione, il Game Boy non andava oltre la schermata iniziale.

Nintendo non aveva mezzi fisici per impedire a chicchessia di creare un gioco per la sua console, ma con questo trucchetto obbligava gli aspiranti pirati a includere il suo logo, con tanto di trademark, direttamente nell’introduzione del gioco. In questo modo, avrebbe potuto fare causa non per aver creato un gioco di terze parti (pratica assolutamente legale), ma per violazione del suo diritto d’autore. La cosa bella dei lucchetti è che se li ha progettati un essere umano possono essere scassinati da un altro essere umano. Il sistema di protezione scongiurò l’infausta sorte di Atari, ma non impedì a svariate software house di pubblicare i propri bootleg. Pensate, tra i pirati più prolifici ci fu la Wisdom Tree, una realtà ultracristiana che voleva usare il medium dei videogiochi per diffondere le sacre scritture.

Ora, a distanza di trentasette anni dal lancio della console, questo sistema di protezione è un fossile informatico. La sua funzione originaria non sussiste più, ma possiamo osservarlo emergere dai bit come un trilobite. Lo trovo incredibilmente affascinante, sia perché ho un rapporto quasi spirituale con il Game Boy, sia perché ci permette di osservare la magia irripetibile della tecnologia che sbaglia: il glitch. Con il passare degli anni, i componenti elettronici si deteriorano e perdono qualche colpo. Nello specifico, il lettore della cartuccia, dopo decenni di onorato servizio, non funziona più alla perfezione. A volte parte alla prima botta, ma tante altre, complici la polvere e l’ossido, non legge bene il settore di memoria sul quale è salvato il logo Nintendo®. La stretta di mano segreta con il dato salvato nel chip non viene effettuata e il vecchio Game Boy rimane incastrato sulla schermata iniziale. Il dato corrotto, però, viene comunque visualizzato sullo schermo, sotto forma di logo glitchato. È qui che arriva la magia. C’è un filo di matematica, ma non fatevi spaventare. L’ho capita pure io, che ho fatto lettere.

mappatura del logo
Analisi della mappatura del logo, fatta da Catskull, autore di una ricerca approfondita sul tema

Il logo Nintendo è composto da 96 x 16 pixel. Questi valori sono salvati in 48 byte di data. Ogni byte è formato da 8 bit. Un bit può essere “0”, ossia vuoto, oppure “1”, pieno. 48 per 8 fa 384. Vuol dire che il logo è formato da 384 bit che possono essere accesi o spenti, in qualsiasi ordine. Quante sono le combinazioni possibili, dunque? 2³⁸⁴. Due alla trecentottantaquattresima. Le combinazioni possibili sono: 39402006196394479212279040100143613805079739270465446667948 293404245721771497210611414266254884915640806627990306816. O, se preferite, 3,9 moltiplicato per 10¹¹⁵, ossia per 1 seguito da 115 zeri. È un numero inconcepibile per le nostre menti. La sua grandezza è inimmaginabile. Come riferimento, si stima che nell’universo osservabile ci siano 10²⁴ stelle, e che il numero di atomi sia 10⁸². Spiccioli, rispetto al nostro giganumero.

Torniamo al Game Boy. Mentre suono, capita spesso che il lettore faccia cilecca e che il piccolo schermo mi proponga una delle (quasi) infinite varianti del logo glitchato. Uso due Game Boy per volta; se sto cambiando cartuccia su un Game Boy, vuol dire che l’altro sta suonando e che ho tempo fino al termine della canzone per caricare il mio software e preparare un brano. In quei momenti sono come un DJ che deve avere un vinile sul secondo piatto prima che l’altro disco finisca. È una lotta contro il tempo, in fondo. Quando vedo un glitch, tecnicamente dovrei arrabbiarmi perché la macchina non sta funzionando come deve. Ne va della professionalità del mio set! Eppure, da quando ho realizzato l’eccezionale unicità di ogni glitch, sorrido e assaporo il momento, perché con tutta probabilità sono la prima e ultima persona che vedrà quella precisa sequenza di pixel, in tutta la storia dell’universo.

un logo glitchato
Un glitch sul mio Game Boy. Ci pensate che è la prima e l'unica volta che apparirà quella sequenza di pixel su un GB?

A volte la scritta “Nintendo” è ancora distinguibile, ma spezzata, sporcata, frammentata. Tante altre è una strisciata astratta e irregolare. Ogni manifestazione di quei 96 x 16 pixel è irripetibile.

Allora il glitch non è un errore. È un momento di verità, di presenza, nel quale l’immensa improbabilità dell’essere assume una forma tangibile. Ci vedo qualcosa di mistico. Mi emoziona anche perché ci hanno insegnato a vedere la tecnologia come una materia fredda, slegata dalla componente umana, nella quale i nostri sentimenti non giocano alcun ruolo. Mi piace vedere un Game Boy vecchietto che manifesta la sua fallibilità, mi piace portarla sul palco, mi piace vedere lo spirito del tutto nell’incrinarsi di un meccanismo tecnicamente esatto. Mi fa battere il cuore che persino a un mucchio di transistor sia consentito uscire dalla performatività e dall’obbligo della perfezione.

Mi rendo perfettamente conto che è un ragionamento da squinternato, ma quando il Game Boy mi regala un glitch io sorrido, felice. Viviamo in un mondo così difficile da decifrare che non mi sento per niente in colpa a trovare del significato dove dico io.

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

Nota: per fare i precisini, non abbiamo garanzie che i tipi di errori di lettura che può fare un Game Boy siano uniformemente distribuiti su tutte le possibili combinazioni. Nella pratica, lo spazio dei glitch realmente osservabili potrebbe essere più piccolo, ma comunque enorme.

PROSSIME DATE

29 aprile - VERONA @ Parco della Provianda - È festa d'aprile
7 maggio - TORINO @ Politecnico (info in arrivo)
8 maggio - MONTASICO @ Bisaboga - Giornata di mutuo aiuto digitale
10 maggio - FIRENZE @ Next Emerson - Presentazione libro
15 maggio - COSENZA @ Aula studio liberata
22 maggio - BOLOGNA @ Freakout, concerto Game Boy
23 maggio - ROMA - @ Villaggio Globale, Stickerom Expo
24 maggio - JESI @ Centro Sociale TNT, Technotopie
13 giugno - VENEZIA @ Bissuola Dungeon Fest
14 giugno - CASERTA @ Area Ex Macrico
19 giugno - BUSTO ARSIZIO @ Circolo Gagarin, presentazione libro
20 giugno - ROMA @ ROMA.exe demoparty, concerto con i Gom Jabbar
21 giugno - PIACENZA @ LOW-L Fest, concerto con i Gom Jabbar

Se volete invitarmi per un concerto, un talk o un progetto, scrivetemi pure!

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì