
Ciao! Questa settimana sarò venerdì a Cosenza, all'Aula Studio Liberata e sabato al Klesh, a Pescara, in entrambi i casi per la combo presentazione Assalto alle piattaforme + concerto. A fine mail, come sempre, trovate l'elenco completo delle date!
Non ne posso più di sentir parlare di Intelligenza Artificiale. È un buon segno, perché quando un tema diventa così inflazionato da venirci alla nausea vuol dire che si avvicina la fine dei giochi, o se non altro la resa dei conti. L'IA è diventata il parafulmine dei luoghi comuni e delle inesattezze. Tutti ne parlano, perché è ovunque, ma pochi lo fanno con competenza. Del resto, l'ignoranza diffusa non è colpa della stupidità del popolo (che è tutto fuorché stupido), ma del fatto che i servizi offerti da OpenAI, Anthropic e affini sono scatole nere delle quali non possiamo osservare il funzionamento. Un utente che non comprende la complessità e le parti mobili del servizio che riceve è più facile da ingannare, o se non altro da convincere che questi chatbot glorificati siano il luminoso e ineluttabile futuro della razza umana. Sono inutili? No, non penso. Semplicemente, non credo che valgano nemmeno un centesimo di tutte le risorse naturali ed economiche che ci stiamo investendo. E uso il noi, non a caso, perché quando le big tech usano le risorse del pianeta, dall'acqua per raffreddare i data center ai minerali necessari per le GPU, stanno usando risorse NOSTRE. Il fatto che nel sistema vigente abbiano il denaro per comprarle non vuol dire che non stiano attingendo a un bene comune, scarso e finito. Il conto lo paghiamo noi.
Per questo, tra i tanti game over dialettici nei quali mi imbatto quando parlo con i sostenitori dell'IA (alcuni in buona fede, altri no), quello che più mi prende più contropelo è: "L'IA è qui per restare, ormai è fatta, adeguati e impara a conviverci." Questi discorsi mi fanno incazzare in Dolby Surround. Le attuali IA generative sono fondate su una colossale violazione del consenso collettivo: i dati con cui sono stati addestrati i modelli che hanno dato il via alla bolla sono rubati. Le aziende hanno pescato a strascico, rastrellando tutto il rastrellabile di internet, in un'operazione di scraping senza precedenti. Là dentro ci sono le vostre foto, i volti dei vostri cari, le frasi dei vostri blog, presi senza chiedervi il permesso e messi al servizio di macchine volte al profitto privato. E quando qualcuno ha alzato la mano per dire che questa estrazione coatta era problematica, le aziende hanno risposto con un pernacchione. "L'ho già fatto, non puoi farci niente, vai pure a piangere dalla mamma." A volte vedo una corrispondenza 1:1 tra le aziende della Silicon Valley e i bulletti/maschi tossici che sono convinti che prevaricare sia una mossa da vincenti. Quando mi sento dire che l'attuale incarnazione dell'IA è "qui per restare" e che la mossa migliore è lasciarlo succedere, mi sembra di vedere una replica digitale della cultura dello stupro. Qualcun altro decide per te. Tu non hai voce in capitolo, ma se ti dimeni fa più male, quindi tanto vale metterti comodo. E se provi a opporti, a dire che quel futuro ineluttabile può e deve essere messo in discussione, allora sei troppo stupido per capire il vero potenziale della tecnologia o le sei avverso perché incompetente/geloso/luddista. Vedrai che ti piace, se ti arrendi. Che fastidio.
Tra l'altro, quel "è qui per restare", più che un fatto, è un mantra ripetuto dai cultisti che si sono fatti convincere dal capo della setta. La realtà è ben diversa: non serve essere detrattori ideologici dell'IA generativa per capire che si tratta di un'enorme bolla speculativa. La verità è che così non si può continuare, perché le spese eccedono i ricavi, i costi non si riducono e le aziende coinvolte gonfiano le loro valutazioni con manovre economiche fantasiose. Inoltre, per quanto l'oste dica che il vino sia buonissimo, gli agenti IA costano una fortuna (e costeranno sempre di più) e prendono troppe cantonate per automatizzare in maniera efficace ciò che dovrebbero. Le bolle prima o poi scoppiano, come quelle nella vasca da bagno, e quando vengono a galla la puzza la sentiamo tutte. Cosa succede quando scoppiano le bolle? La bolla dell'IA sarà come quella delle dotcom? Lascerà cose utili, o solo macerie?
Anche su questo tema, spesso, vengono dette grandi inesattezze, e non voglio contribuire al problema. Non mi occupo di economia e non ho la formazione per farlo, quindi ho pensato di tradurre un articolo di Cory Doctorow, che osserva il fenomeno da più di vent'anni e che da sempre offre una visione lucida e basata sui fatti. L'articolo si intitola "Le bolle sono DAVVERO malvage" ed è pubblicato sul suo sito, Pluralistic, con una licenza libera di Creative Commons. È la stessa che ho usato per il mio libro (che potete comprare qui o ascoltare gratis qui).
La cosa buffa è che facevo il traduttore e ho smesso perché l'IA generativa ha svalutato irrimediabilmente il mio lavoro e quello delle mie colleghe. Sono anni che non traduco più un videogioco, ma c'è un che di poetico nel rispolverare la vecchia professione per tradurre un testo come questo. Lascio la parola a Cory Doctorow. Il finale dell'articolo fa riferimento alla realtà delle pensioni statunitensi, ma il discorso è tragicamente calzante anche per noi.
Ho detto pubblicamente che ogni bolla economica è terribile, ma alcune bolle lasciano se non altro qualche residuo produttivo recuperabile, mentre altre lasciano solo cenere. È la tesi del mio prossimo libro, The Reverse Centaur's Guide to Life After AI (Guida per centauri inversi alla vita dopo l’IA).
Vi propongo un confronto storico illuminante: Enron vs Worldcom. Sono state entrambe truffe monumentali. I CEO di entrambe le aziende sono morti poco dopo la scoperta delle truffe, ma hanno lasciato eredità molto diverse. Enron – una truffa che ha finto di ottenere miliardi in nuove efficienze tramite il “trading energetico”, ma che stava in realtà creando blackout programmati per gonfiare i prezzi della corrente – non ha lasciato niente.
Beh, non proprio niente. Enron ha lasciato un piccolo residuo utile, dopo il suo crollo: un gigantesco archivio di email. Quando Enron andò a gambe all'aria venne denunciata dai suoi creditori, che chiesero accesso alle email rilevanti sul server Outlook dell'azienda. I dirigenti dell'azienda decisero di non spendere soldi per isolare le email scorrelate prima di inviare il materiale alla corte, quindi pubblicarono tutte le email inviate e ricevute da chiunque fosse entrato in contatto con Enron. L'archivio includeva una miriade di informazioni sensibili, personali ed estremamente private di impiegati e clienti di Enron.
Divenne noto come "Enron Corpus" e fu la prima grande collezione di email a entrare nel pubblico dominio, a disposizione della ricerca. Per questo divenne il dataset di riferimento per i ricercatori nell'ambito delle reti sociali, del linguaggio naturale e di altre materie poi diventate centrali nell'informatica e nelle applicazioni commerciali.
Se parliamo di eredità, l'Enron Corpus è poca roba, ed è comunque discutibile, sia perché è stata una grave violazione della privacy di tantissime persone, sia perché il lavoro su reti sociali e linguaggio naturale che ha abilitato è stato poi messo al servizio di imprese profondamente merdose. Poi c'è Worldcom: un'altra truffa colossale, che falsificò miliardi di dollari di ordini per nuove linee di fibra ottica, per poi sbudellare le strade di mezzo mondo e installarle. Quando Worldcom dichiarò la bancarotta, tutta quella fibra rimase sottoterra, e molta gente la usa ancora oggi. Casa mia a Burbank ha una connessione simmetrica da 2 GB di AT&T, che si appoggia alla vecchia fibra di Worldcom, che AT&T ha comprato per due spiccioli. Mentre per trovare qualcosa di positivo nelle macerie di Enron bisogna sforzarsi molto, è facile individuare il residuo produttivo di Worldcom: tonnellate di fibra ottica e condotti sotto le strade delle più grandi città del mondo, pronte a essere accese per traghettare la gente in zona nel ventunesimo secolo. La fibra, del resto, è fantastica. È migliaia di volte meglio del rame, del 5G e di Starlink.
Anche se il CEO di Enron, Ken Lay, e quello di Worldcom, Bernie Ebbers, finirono entrambi in prigione dopo la scoperta delle loro truffe, le bolle non si sono mai fermate, e anzi sono peggiorate. L'IA è la più grande bolla della storia dell'umanità, persino più grave della bolla del Mare del Sud.
Come le bolle precedenti, alcune delle nostre bolle moderne non lasceranno niente, mentre altre lasceranno un qualche residuo positivo. Prendiamo l'esempio della bolla delle criptovalute. Le criptovalute sono destinate ad andare a zero, e quando lo faranno lasceranno qualche merdosa scimmia in formato JPEG e ancor più merdosi principi di economia di scuola austriaca.
Come nel caso di Enron, con un po' di impegno possiamo trovare dei residui produttivi anche nelle criptovalute. Un sacco di programmatori e programmatrici hanno ricevuto formazione altamente sovvenzionata su Rust e i fondamenti della crittografia, beni preziosissimi nel nostro mondo digitale così poco sicuro. Alcuni dei meccanismi alla base delle criptovalute sono utili, anche senza blockchain. Prendiamo Metalabel, un sistema che permette ai collaboratori di progetti creativi di automatizzare la spartizione degli introiti, applicando la logica della DAO (Organizzazione Autonoma Decentralizzata) a conti in banca tradizionali, in dollari. Stanno riciclando gli strumenti della bolla delle criptovalute per creare qualcosa di utile, senza le criptovalute.
Ma, come nel caso dell'Enron Corpus, è davvero poca roba. Il mondo ha buttato miliardi nel cesso in cambio di qualche misero milione di valore, con le criptovalute. Il resto dei soldi sono scomparsi nelle tasche degli insider corrotti che hanno truffato il pubblico, convincendolo a separarsi dai suoi risparmi. Se le criptovalute saranno simili a Enron, dopo lo scoppio della bolla, come sarà l'IA? Penso che l'IA sarà più simile a Worldcom: ci sono varie cose utili che l'IA è in grado di fare, in fondo. Togli la bolla e possiamo iniziare a chiamare le robe dell'IA "plug-in". Qualcuno li userà, qualcuno no, alcuni utilizzi saranno produttivi, altri saranno idioti, ma non ci staremo scommettendo sopra l'intera economia mondiale, né tantomeno useremo le nostre ultime gocce di acqua potabile per raffreddare i loro data center.
Dopo lo scoppio della bolla dell'IA sopravvivranno molte cose. I data center saranno ancora in piedi. Ci saranno ancora le GPU e, se non "sfianchiamo le risorse" spingendole ai limiti, non si bruceranno nel giro di 2-3 anni. Ci saranno un sacco di statistici applicati, etichettatori di dati esperti, etc., tutti in cerca di lavoro. E ci saranno un sacco di modelli open source pronti a essere ottimizzati (perché rendere un modello open source più efficiente, se stai cercando di attirare capitali con la promessa di spendere più di tutta la concorrenza per dominare un mondo basato su un'IA centralizzata, ubiqua, pluripotente, dove chi vince piglia tutto?).
È una situazione simile allo scoppio della bolla delle dotcom nei primi anni 2000. Da un giorno all'altro, la legione di laureandi in studi umanistici che avevano ricevuto formazione agevolata in perl, Python e HTML si trovarono in cerca di lavoro. I server potevano venire acquistati in blocco a prezzi stracciati (dati degli utenti inclusi!). Comprai un "set da salotto" di sei sedie da ufficio da più di mille dollari l'una a 50 dollari (ancora nel cellophane!) dal fondatore di una dotcom che si era messo a venderle sul marciapiede, fuori dall'ufficio della sua startup fallita, nella Mission. Mi offrì dieci scorte a vita di magliette con il suo brand per 20$. Dissi di no. Nacque così il Web 2.0. All'improvviso, le persone che volevano realizzare cose buone e concrete potevano farlo, perché avevano a disposizione lavoratori esperti, hardware e spazi da ufficio a prezzi da occasione, che potevano permettersi di anticipare personalmente, o anche solo di caricarli sulla carta di credito. Potevano lavorare per il web che volevano, liberi da quegli stronzi dei loro capi e dai venture capitalist. Non tutto ciò che nacque in quel periodo inebriante si rivelò valido, ma furono create molte cose di qualità.
È facile immaginare come la scena post-bolla dell'IA possa produrre benefici paragonabili a quelli del Web 2.0: progetti creati da e per persone che vogliono cose utili e divertenti, senza farsi distrarre dal miraggio dei miliardi illusori promessi dai truffatori azionari che hanno creato la bolla. Penso che troverò utili alcuni di questi strumenti post-bolla, e che tra vent'anni li userò ancora, proprio come oggi sto usando alcuni dei servizi nati nell'immediato post-bolla delle dotcom. E nonostante tutto, NON NE VALE LA PENA.
Il residuo lasciato da ogni bolla è sovvenzionato, ma la sovvenzione non arriva dalle tasche profonde degli investitori in preda all'irragionevole esuberanza. Viene dalle famiglie, dalla gente comune, dagli investitori al dettaglio che sono stati ingannati e spinti a investire i loro soldi dagli insider che hanno gonfiato la bolla.
Da Worldcom a Enron, dalle cripto all'IA, il senso di una bolla non è il residuo che lascia o non lascia, è il trasferimento di valore dai lavoratori ai criminali. Le bolle sono un sistema per spostare i risparmi faticosamente ottenuti dalla gente che lavora nella tasche di quella che si limita a rubare.
Sin dagli anni di Carter, i lavoratori sono stati obbligati a buttare i loro risparmi nel mercato azionario, dopo che i piani pensionistici "a prestazione definita" (che garantiscono una somma mensile, ritoccata in base all'inflazione, fino alla morte) sono stati rimpiazzati con i 401k e altre "pensioni basate sul mercato" (dove sopravvivi alla fine della vita lavorativa solo se scommetti correttamente sui movimenti delle azioni). Anche se sembra un gioco truccato – gli insider della finanza saranno sempre più bravi a scommettere sulle azioni rispetto a insegnanti, infermieri, inservienti e altri lavoratori produttivi – i sostenitori di questo sistema insistono sul fatto che i lavoratori non sono i proverbiali polli da spennare seduti al tavolo del poker. Ma il mercato delle azioni è come Kalshi e Polymarket, dove le perdite di uno scommettitore sono il guadagno di un altro, e in quei mercati quasi tutti i guadagni si concentrano nelle mani di meno dell'1% degli scommettitori.
In qualche modo, secondo loro, potremmo battere quegli insider e arrivare alla terza età senza essere costretti a mangiare cibo per cani o a gravare sui nostri figli, scommettendo su tutto il mercato, tramite i fondi indicizzati. Così facendo, in teoria, potremmo "diversificare" il nostro portafoglio, mettendoci al riparo da rischi che non siamo in grado né di capire, né tantomeno di prevedere. Grazie ai capitali privati e alla bolla dell'IA, scommettere su "tutto il mercato" significa di fatto "scommettere sull'IA". Il 35% dell'indice S&P 500 è legato a sette aziende dell'IA, impegnate nella pratica chiaramente fraudolenta (e vicina a Worldcom) di passarsi con gran velocità la stessa cambialona da 100 miliardi di dollari, facendo finta che i soldi siano su tutti i conti in banca contemporaneamente.
Quando scoppierà la bolla dell'IA, vaporizzerà (almeno) il 35% del mercato azionario statunitense e spazzerà via i risparmiatori truffati che sono stati convinti a scommettere il loro futuro sull'IA, sedotti dalle narrazioni ingannevoli dei suoi venditori. Milioni di persone che hanno lavorato duramente per tutta la vita e hanno fatto rinunce per garantirsi una pensione verranno spazzate via. Diventeranno dipendenti dallo stesso sistema previdenziale che i Repubblicani vogliono affamare fino alla bancarotta, per poi trasformarlo in un altro "sistema basato sul mercato", dove dovrai scambiare chip al casinò delle azioni, sedendoti allo stesso tavolo di giocatori professionisti con tutte le carte in mano.
Annientare un terzo del mercato azionario provocherà gravi scossoni, ma il lavoratore medio statunitense ha solo 955$ come fondo pensione. Perché vaporizzare i risparmi ridurrà i consumi per una generazione. Gli anziani che dovranno vendere le case di famiglia per pagare le spese mediche non potranno permettersi di fare colazione fuori o di andare al cinema il martedì. Non vizieranno i nipotini con bei regali di compleanno e non potranno aiutare i loro figli a comprare la prima casa. Peggio ancora: davanti alle catastrofi economiche, la nostra società (almeno per ora) non sa fare altro che imporre una brutale austerity, e l'austerity spinge gli elettori tra le braccia dei gradassi fascisti, che danno tutta la colpa alle minoranze per poi rubare tutto quello che possono.
Insomma, c'è una bella differenza tra il dire che quella dell'IA è il tipo di bolla migliore, che lascia un residuo produttivo, e sostenerla in quanto metodo efficace o moralmente accettabile per produrre quel residuo. Un conto è ragionare su come salvare il salvabile in vista di una catastrofe, un altro è indurre o prolungare la catastrofe per aumentare il residuo.
I truffatori che hanno creato questa bolla sono criminali che stanno distruggendo il futuro di una generazione di risparmiatori. Sono dei mostri e la loro bolla deve scoppiare il più presto possibile.
29 aprile - VERONA @ Parco della Provianda - È festa d'aprile
7 maggio - TORINO @ Politecnico (info in arrivo)
8 maggio - MONTASICO @ Bisaboga - Giornata di mutuo aiuto digitale
10 maggio - FIRENZE @ Next Emerson - Presentazione libro
15 maggio - COSENZA @ Aula studio liberata
16 maggio - PESCARA @ Kletch
22 maggio - BOLOGNA @ Freakout, concerto Game Boy
23 maggio - ROMA - @ Villaggio Globale, Stickerom Expo
24 maggio - JESI @ Centro Sociale TNT, Technotopie
13 giugno - VENEZIA @ Bissuola Dungeon Fest
14 giugno - CASERTA @ Area Ex Macrico
19 giugno - BUSTO ARSIZIO @ Circolo Gagarin, presentazione libro
20 giugno - ROMA @ ROMA.exe demoparty, concerto con i Gom Jabbar
21 giugno - PIACENZA @ LOW-L Fest, concerto con i Gom Jabbar
Se volete invitarmi per un concerto, un talk o un progetto, scrivetemi pure!