
Sono giorni molto impegnati, tra le cose che faccio e la vita personale. Se mi avete scritto e non vi ho ancora risposto, abbiate pietà! Oggi vi propongo una Settimana Sovversiva rapidissima. Prima di lasciarvi con la riflessione del giorno, vi ricordo gli appuntamenti in arrivo. Questo giovedì sarò a Milano, da Scomodo, venerdì a Bologna, al Freakout, sabato a Roma, allo Stickerom Festival. Ci vediamo nel mondo fisico? Buona lettura!
Penso sempre alla battaglia per la libertà digitale come un percorso di crescita, personale e collettiva, fatto di tante tappe che possono essere affrontate in qualsiasi ordine. Alcune sono grandi e richiedono ore, giorni o addirittura mesi di impegno. Altre si risolvono con cinque minuti di attenzione e una scelta consapevole. Per esempio, abbandonare Windows e passare a GNU/Linux, pur essendo un’impresa alla portata di chiunque, richiede un po’ di tempo; è necessario prendere confidenza con la nuova struttura e magari sostituire qualche software al quale si è fatta l’abitudine. Altre cose, invece, si risolvono nel tempo di un caffè. Sono delle semplici prese di coscienza. “Ah, ma quindi posso adottare questo piccolissimo accorgimento e vivere più felice?”
Sono i miei esempi preferiti, perché dimostrano che chiunque può assumere un ruolo attivo nella lotta per la dimensione digitale che si sta consumando tra noi e gli oligarchi della tecnologia, senza bisogno di stravolgersi la vita. Parliamo di podcast. Non sono certo una novità, ma negli ultimi anni hanno registrato una forte crescita. In “Assalto alle piattaforme” ho scritto che lo trovo un segnale positivo, perché indica che anche nel mainstream c’è fame di sostanza, di concetto, di approfondimento. Mi sembra l’unico dato che contrasta la dittatura dei reel, dei tiktok e del content da doomscrolling.
I podcast sono nati liberi, in un internet che non era ancora stato centralizzato da colossi come Meta e Google. Per ascoltarli c’erano mille strumenti, per qualsiasi dispositivo. Negli ultimi anni, forte del potere ottenuto sulle spalle delle musiciste che sottopaga/non paga, Spotify si è affermato come punto di riferimento per il media. Il 30% dei podcast vengono ascoltati sulla sua app. Per l’azienda è una grande vittoria strategica, sia per gli introiti pubblicitari, sia per l’incremento delle statistiche d’uso del suo software.
Personalmente odio Spotify e non lo voglio usare. Da un lato perché sfrutta come una sanguisuga la musica e chi la crea, dall’altro perché il maltolto va nelle tasche di individui che stanno investendo sul futuro della guerra e vanno a braccetto con razzisti e colonialisti. Ecco perché questo piccolo accorgimento, nella sua banalità, è uno di quei piccoli passi di libertà digitale che dà un grande risultato con pochissimo sforzo.
Ci siamo abituate ad ascoltare podcast su Spotify, certo, ma possiamo smettere in dieci secondi. Non solo! Possiamo rivendicare un’esperienza superiore, senza pubblicità, senza pesi etici, senza smettere di ascoltare le cose che amiamo e continuando a sostenere chi le crea. Basta installare una delle tante app libere per ascoltare podcast. Sì, è una banalità, perché esistono da ben prima di Spotify, ma i dati parlano chiaro. Ce lo stiamo dimenticando, quindi vale la pena salire sui tetti e urlarlo a squarciagola: i podcast reader esistono ancora e funzionano infinitamente meglio di Spotify. Si basano sui feed RSS, una tecnologia elegantissima e funzionale, figlia di un’epoca in cui il digitale non era ancora stato occupato dall’opportunismo dell’interesse privato.
Ho fatto un video in cui mostro Antennapod, per Android, e accenno a un’alternativa per iOS. Ovviamente non è su YouTube, ma su PeerTube! In dieci minuti potete riprendervi un pezzetto di libertà digitale e smettere di regalare le vostre orecchie a Spotify.
Più ci penso, più credo che i podcast siano un terreno di scontro fondamentale. Leggiamo sempre meno libri, non perché siamo diventate più stupide o ignoranti, ma perché i ritmi del superlavoro ci sfiancano e il demone del doomscrolling ci ha rubato qualsiasi momento di noia/ozio, danneggiando la nostra capacità di concentrarci. I podcast occupano uno spazio di attenzione diverso, più lungo e profondo. Possono essere ascoltati durante gli spostamenti, magari anche mentre si lavora, e hanno tutto quel che serve per trasmettere concetti e pensieri che mai potranno essere compressi in una pillola video da 30 secondi.
Per questo, ho deciso di continuare con le letture ad alta voce. Dopo aver finito “Assalto alle piattaforme”, vi propongo “Liberare il mio smartphone per liberare me stesso”, in una versione podcast, gratuita e con alcuni aggiornamenti e riflessioni extra. Lo trovate gratis su podcast.kenobit.it. Potrebbe essere il modo perfetto per collaudare AntennaPod!
Cambiare il nostro rapporto con il digitale non deve essere per forza un sacrificio. Può e deve essere una serie di tante piccole scelte e prese di coscienza, che ci fanno vivere meglio e che allineano le nostre azioni telematiche ai nostri ideali.
Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit
22 maggio - BOLOGNA @ Freakout, concerto Game Boy
23 maggio - ROMA - @ Villaggio Globale, Stickerom Expo
24 maggio - JESI @ Centro Sociale TNT, Technotopie (in remoto)
11 giugno - **BOLOGNA @ DAS
12 giugno - MACERATA info in arrivo
14 giugno - CASERTA @ Area Ex Macrico
19 giugno - BUSTO ARSIZIO @ Circolo Gagarin, presentazione libro
20 giugno - ROMA @ ROMA.exe demoparty, concerto con i Gom Jabbar
21 giugno - PIACENZA @ LOW-L Fest, concerto con i Gom Jabbar
Se volete invitarmi per un concerto, un talk o un progetto, scrivetemi pure!