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La Settimana Sovversiva

Ciao! Sono giorni di corse e treni, ma ho una storia da raccontarvi. Oggi sono in partenza per Roma, domani sarò a Salerno, venerdì a Caserta, sabato a Lodi. In fondo alla mail trovate tutte le mie date. Alcune sono presentazioni del mio libro (che potete comprare qui, altre sono concerti, altre sono entrambe le cose. Spero di vedervi presto nel mondo fisico.


All’inizio degli anni Duemila arrotondavo “riparando computer”. Tutto cominciò con un favore fatto a Ruth, la compagna di mio cugino, che aveva poi dato il mio numero ad alcune amiche del suo giro. Grazie al potere del passaparola, in poco tempo mi ritrovai con un rispettabile carnet di clienti alle quali risolvevo piccoli problemi informatici. Gli smartphone non esistevano ancora e nella maggior parte dei casi si trattava di inezie come “connettere il computer a internet” o “mettere la posta elettronica”. Soldi facili. Un giorno la signora M mi chiese un favore particolare: andare a casa di suo padre, un uomo anziano e malato, per dargli una mano col computer. Accettai. Non potevo immaginare che quel pomeriggio avrei fatto uno di quegli incontri che ti rimangono attaccati per il resto della vita.

Il signor M era uno storico. Aveva un piccolo studio traboccante di libri e lo sguardo curioso di chi li aveva letti tutti. Il suo Windows XP aveva un problema triviale che risolsi in una manciata di minuti. Constatando che avevo finito così in fretta, mi chiese: “Come te la cavi con i videogiochi?" Beh, benino, direi. Li respiravo sin dall'infanzia e di lì a poco avrei iniziato a scrivere per le riviste di settore, trasformandoli nella mia carriera. La richiesta mi arrivò dritta al cuore. Il signor M non se la passava per niente bene ed era ormai confinato in casa. "C'è un gioco che mi interessa molto, ma non so come funziona. Tu per caso lo conosci?" Parlava di Civilization, uno dei miei preferiti di tutti i tempi. Uno strategico a turni, dove assumi il controllo di una civiltà nell'età della pietra e la fai crescere fino a farla partire alla conquista delle stelle. Gli dissi che era una delle mie ossessioni e che gli avevo dedicato, senza iperboli, centinaia di ore. "Mi faresti vedere come funziona?" Certo, stellina. Avevo vent'anni, ma anche quando hai tutta la vita davanti è impossibile non notare chi invece è agli sgoccioli. Pensai che fosse il gioco perfetto per quell'uomo circondato da saggi sul secolo breve, e che se mi fossi trovato nella sua situazione avrei proprio scelto Civilization.

Gli dissi che l'avrei fatto molto volentieri, ma che gli avrei fatto pagare solo il poco tempo dell'uscita come tecnico informatico. Giocare insieme è gratis. Iniziammo una partita e tra un assedio e l'altro finii per restare lì per tutto il pomeriggio. A un certo punto, più o meno mentre la nostra civilità stava entrando nell'età classica, arrivò il signor Q, suo medico e amico di vecchia data, per una visita di controllo. "Sergio, questo ragazzo è in gamba, segnati il suo numero," gli disse, tutto contento. Fu l'ultima volta che vidi il signor M.

Quattro anni dopo la mia vita era cambiata radicalmente. L'università l'avevo mollata, non andavo più a riparare computer e per una sorta di miracolo avevo trovato il lavoro che sognavo da bambino: il giornalista videoludico. Una sera, prima di cena, mi suona il telefono. Dall'altra parte della cornetta mi saluta una voce particolare, con una cortesia d'altri tempi.

"Buonasera, sono Q. Forse non si ricorda di me, ma mi ero segnato il suo numero a casa del signor M."

Certo che me lo ricordavo. "Ah, sì! Come sta il signor M?" Domanda ingenua. Era morto poche settimane dopo la nostra partita a Civ. Il signor Q, Sergio, mi disse che aveva problemi di natura informatica e voleva assoldarmi per risolverli. Io quella roba non la facevo più, ma la richiesta era stata così dolce e gentile che decisi di fare un'eccezione. "Guardi, io nel frattempo ho cambiato lavoro, ma è una cosa da poco e gliela risolvo volentieri. Ben inteso, però: vengo in amicizia, non voglio soldi." Banalmente, volevo evitare che diventasse una cosa regolare, anche perché il lavoro vero mi impegnava a tempo pieno. Non fu una transazione professionale, ma una cortesia random. Illuso. Spoiler: più di vent'anni dopo, io e Sergio ci sentiamo ancora tutte le settimane.

"Mi hai detto che non volevi soldi, quindi ti ho preso dei libri." Lì iniziò la nostra amicizia. Mi chiamò un'altra volta, poco dopo, con la stessa cortesia, pagandomi nuovamente in libri. Poi ancora, ancora, ancora, sempre con la stessa cortesia disarmante, con quell'uso dell'italiano un po' desueto ma deliziosamente corretto. Inevitabilmente, nonostante il divario di età, siamo diventati amici. Sergio è del 1930, coetaneo di mio nonno, ma a sua differenza non vedeva i calcolatori come il demonio. Non li sapeva usare, ma voleva imparare. All'inizio aveva problemi banali, da principiante, ma piano piano si era messo a fare cose più avanzate, come riversare in digitale i video dei suoi vecchi viaggi o creare un database di tutti i titoli della sua biblioteca. I suoi problemi e le sue domande si facevano sempre più raffinati. A un certo punto gli insegnai addirittura a scaricare film dai servizi peer-to-peer. Chi ha detto che non puoi fare il pirata a ottant'anni? Sergio mi diceva che i computer lo stimolavano e che imparare a usarli bene gli sarebbe stato utile, in vista della vecchiaia. Saggio. I nostri appuntamenti informatici divennero una ricorrenza fissa. Parlavamo di computer, ma anche del mondo. Mi sono confidato con lui quando internet ha ucciso il mio lavoro dei sogni, quando mi sono innamorato, quando è morto il nonno Tino. Ancora oggi, ogni volta che lo vedo, penso che se fosse vivo avrebbe più o meno la sua età. C'è una specie di transfer per il quale essere gentile con Sergio mi fa sentire più vicino al mio Alberto. Ma questa non è una storia strappalacrime: Sergio va per i 96 anni e, compatibilmente con gli acciacchi, ne dimostra una ventina in meno. Sta benone e usa con profitto il suo computer, sul quale da qualche anno ho installato Linux, con cui si trova molto meglio che con Windows. Lui cerca di chiamarmi il meno possibile, per non disturbarmi, quindi lo chiamo io per andarlo a trovare con la scusa dell'assistenza informatica, della quale ha bisogno sempre più di rado. Quando succede, di solito, è perché sbatte la testa contro l'orrendo muro di accessibilità rappresentato dalla burocrazia digitale.

Lo stato ha digitalizzato buona parte delle sue attività, obbligando tutti, anziani inclusi, a misurarsi con PEC, SPID e portali del cittadino. Il problema non è l'informatica, ma il fatto che le vecchie generazioni siano state abbandonate a loro stesse davanti a una tecnologia che nel 90% dei casi non hanno mai usato. I computer sono strumenti complessi e loro non hanno ricevuto uno straccio di formazione. Se non li sanno usare non è perché sono stupidi o annebbiati dall'età, ma perché nessuno si è preso la briga di spiegargli come funzionano. Che spreco infame! I computer potrebbero essere un toccasana, soprattutto per chi è costretto a casa e si rincoglionisce guardando la TV, e invece diventano una barriera, una fonte di stress. Basterebbe così poco per fare le cose diversamente, e Sergio ne è la dimostrazione.

Cosa succede quando le istituzioni lasciano un vuoto e non soddisfano un bisogno cruciale della società? Qualcuno ce la fa, qualcuno rimane indietro. Ci sono anziani con amici e nipoti, ma anche persone rimaste sole, isolate, che non sanno a chi chiedere. È una merda, ecco cos'è. Il problema, tra l'altro, riguarda anche le generazioni successive. Internet e i computer sono parti centrali delle nostre vite, ma la scuola non ci fornisce la preparazione necessaria per usarli senza venirne usati. L'unica soluzione che vedo è il mutuo aiuto. Quel vuoto lasciato dall'alto possiamo riempirlo dal basso, prendendo collettivamente in mano il compito della formazione o dell'alfabetizzazione. Dobbiamo rimboccarci le mani e fare noi quello che vorremmo veder fare. L'alternativa è aspettare che lo stesso capitalismo che ci ha impoverito decida improvvisamente di trattarci come esseri umani, invece che come risorse. Aspetta e spera, avrebbe detto mio nonno. Sono convinto che sia necessario e possibile riprendere in mano la situazione. Sì, ma come? Potremmo parlarne per ore davanti a svariate birre, ma l'importante è iniziare, in qualche modo.

Per questo, con amicx e compagnx in giro per l'Italia, stiamo sperimentando dei momenti di "palestra digitale". Uno lo faremo proprio oggi, mercoledì, al Forte Prenestino di Roma. Farò una rapida presentazione del mio libro, poi io e alcune alleate informatiche ci metteremo a disposizione dei presenti. L'obiettivo: aiutare chi vuole a compiere il primo passo nel percorso di liberazione digitale. Vuoi scoprire il Fediverso? Vuoi passare a Linux? Vuoi un messenger realmente privato per non farti spiare da Whatsapp? Noi ti diamo un consiglio e poi ti aiutiamo a metterlo in pratica, dispositivi alla mano. Se saremo abbastanza brave, lo capirai abbastanza bene da fare lo stesso con le tue persone care. Il sapere e la consapevolezza sono contagiosi, e una volta compiuto il primo passo, quello che fa paura e disorienta, è molto più semplice fare gli altri novantanove. Forse quel vuoto lasciato dallo stato sarà un'occasione d'oro per ricordarci che non siamo sole.

Se vuoi organizzare un momento di mutuo aiuto digitale nella tua città, scrivimi e facciamolo succedere! E se vuoi vederne uno, in fondo a questa mail trovi le mie date delle prossime settimane. Dove c'è scritto "presentazione" vuol dire che c'è anche la palestra.

Buona Settimana Sovversiva,
Kenobit

PROSSIME DATE

4 febbraio - ROMA @ Forte Prenestino - Presentazione libro + concerto
5 febbraio - SALERNO @ Morticelli - Concerto
6 febbraio - CASERTA @ Club 33 giri - Concerto
7 febbraio - LODI @ Sound A Part festival - Presentazione libro
10 febbraio - ASSAGO Concerto al presidio delle lavoratrici di Ubisoft Milano (info qui 11 febbraio - TORINO @ Radio Blackout - Presentazione libro e concerto
15 febbraio - MEZZAGO @ Bloom - Presentazione libro
20 febbraio - FANO (PU) @ Arci Artigiana - Concerto con la nuova band Gom Jabbar
21 febbraio - UMBERTIDE (PG) @ Mini Metropolis - Concerto Gom Jabbar + presentazione libro
27 febbraio - BRESCIA @ Feltrinelli - Presentazione libro 28 febbraio - MODENA Concerto! Presto più info 6 marzo - NAPOLI @ Zero81 - Presentazione libro
7 marzo - MILANO @ Cascina Occupata Torchiera - Presentazione libro + concerto
14 marzo - LIVORNO @ Ex Caserma Occupata - Presentazione libro + concerto
21 marzo MILANO @ LUME - Presentazione + concerto
26 marzo MILANO @ Cantiere - Presentazione
27 marzo MILANO @ Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa - Presentazione

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì