Apri nel browser
La Settimana Sovversiva

Ciao! La Settimana Sovversiva in questo periodo arriva un po' quando le pare, perché continuo gioiosamente a girare come una trottola per presentare il libro. Stasera sarò a Torino, da Radio Blackout, venerdì a Bologna allo Sciopione dal Ferro e domenica al Bloom di Mezzago. Se volete leggere il libro, lo trovate qui o nella vostra libreria di fiducia. In fondo alla mail trovate tutte le altre date e più dettagli. Buona lettura!


Ieri mi sono arrabbiato con Instagram, Facebook e TikTok. Non è una novità, direte voi, ma dal mio punto di vista un po’ lo è. Di solito le piattaforme le osservo e le critico, cercando il più possibile di tenermi fuori dai loro meccanismi tossici. Ieri, mi duole ammetterlo, mi hanno proprio preso contro pelo, mostrandomi uno dei loro lati più avvilenti.

L’antefatto è il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori di Ubisoft Milano, un importante studio di produzione di videogiochi, che negli ultimi anni ha firmato grandi successi e dato lustro all’Italia in tutto il mondo. Ubisoft sta andando male, come moltissime altre software house. Il settore dei videogiochi sta sanguinando perché il suo modello turbocapitalista inizia a mostrare i suoi limiti. Sono convinto che non sia sostenibile, ma non divaghiamo. Ai fini di questo discorso, vi basti sapere che tra il 2022 e il 2025 sono stati licenziati più di 45.000 sviluppatori in tutto il mondo, e che le condizioni lavorative nel settore sono in caduta libera. Ubisoft, che dopo anni di errori fantozziani è costretta a tagliare i costi, ha fatto una mossa divenuta fin troppo comune: ha annunciato la fine del lavoro remoto, imponendo unilateralmente un “return to office” di cinque giorni su cinque. La cronologia è importante per capire il discorso. Prima, per non interrompere la sacra produttività durante il COVID, ha permesso ai suoi dipendenti di lavorare da casa. Poi, constatando la bontà del sistema, come tante altre realtà, ha proposto un rientro in ufficio parziale, di pochi giorni a settimana. Molte persone, anche considerando il costo della vita e la crisi abitativa a Milano, hanno mollato le case in affitto e riorganizzato la loro vita, magari tornando più vicine alle loro famiglie o in luoghi con una qualità della vita superiore. Sia chiaro, non l’hanno fatto per un capriccio avventato, ma perché gli accordi nero su bianco stretti con l’azienda lo permettevano.

Imporre repentinamente un ritorno totale in ufficio crea una situazione logisticamente impossibile per tantissimi dipendenti, che sarebbero costretti a dimettersi. Se sono loro ad andarsene autonomamente, del resto, l’azienda spende molto meno di quello che farebbe licenziandoli. Ancora una volta, il problema sono questi fastidiosi esseri umani con la loro sfacciata pretesa di avere dei diritti. La mossa di Ubisoft è una merdata scorretta e i suoi dipendenti hanno deciso di protestare, in quelli che sono i primi vagiti di una sindacalizzazione della quale il settore videoludico ha disperatamente bisogno. Per questo, quando mi hanno invitato a suonare il mio Game Boy per animare un po’ il presidio, ho accettato con piacere.

L’evento è stato un successo. La pioggia non ci ha impedito di riunirci e capire che se ci alleiamo siamo più forti e che il vero valore nasce dal nostro lavoro. Abbiamo parlato, ci siamo confrontati e a un certo punto abbiamo pure ballato sulla mia musica. C’è gioia nella lotta e su giornate come questa si possono costruire cose molto importanti. Nessuno ci può togliere questa vittoria.

Tornato a casa mi viene linkato un video del presidio, pubblicato sui canali social (Facebook, TikTok e Instagram) di una testata da strapazzo a cui non farò pubblicità su questi lidi. Il video da 30 secondi ritraeva solo il momento della musica, ignorando completamente i dibattiti, le rivendicazioni, i cartelli e i motivi della mobilitazione. “Ubisoft elimina lo smart working, dipendenti in sciopero per tre giorni. Improvvisato un rave.” Un framing furbetto, che dipinge una storia incompleta, strizzando l’occhio a chi non vede l’ora di leggerci un messaggio aderente alla sua visione del mondo. La sezione commenti mi ha ricordato i due minuti d’odio descritti da Orwell in 1984: uno schermo che proietta immagini del “nemico” del momento, mentre le masse inveiscono nella sua direzione, odiando collettivamente e rafforzando lo status quo. I due minuti d’odio, nel governo del Grande Fratello, avevano due funzioni. La prima, la più intuitiva, è mettere a fuoco un capro espiatorio al quale attribuire la causa di tutti i problemi materiali della società. Se la tua vita fa schifo, la colpa non è di chi governa, ma di chi stai vedendo sullo schermo. La seconda, più infida, è dare una valvola di sfogo all’aggressività che scaturisce dalle proprie condizioni di vita. Stai male, perché la gente comune fa la fame mentre le élite del partito vivono nel lusso, ma se ti faccio urlare abbastanza ti stancherai e avrai l’illusoria impressione di aver fatto qualcosa di concreto.

Purtroppo Orwell ci aveva visto lungo. Ieri i due minuti d’odio sono stati per noi. Ecco una selezione dei commenti sotto il video, trascritti senza modifiche:

“OH OH OH CHISSÀ PERCHÉ MI SEMBRANO DELLE ZECCHE”
“Praticamente stanno facendo per strada quello che facevano a casa in smart working”
“Come si dice a Milano: voia de laura’ saltumm adoss”
“I dipendenti sono e rimbambiti”
“Si sente puzza dal display incredibile”
“Gente sveglia vedo [emoji che ride alle lacrime]”
“Poi ci chiediamo perché le aziende non vengono in Italia. Con sta gente c’è da vergognarsi”
“Zecche rosse disadattate senza voglia di lavorare”
“Licenziamento immediato ciao”
“Sento odore di merda dal cellulare”
“Licenziare immediatamente il loro Hr che ha assunto soggetti simili”
“Azzzzzz … adesso gli tocca lavorare”
“Mi auguro che i loro capi acquisiscano questo video”
“Ma sono tutti pro pal? [emoji che ride alle lacrime]”
“Andate a lavorare”
“Su in ufficio, pedalare”
“Smartafancazzo direttamente dalla festa della luna”

Degli insulti non mi importa, mi scivolano addosso e alcuni me li rivendico pure, ma l’ho trovato uno spettacolo avvilente. Quei commenti biliosi sono l’equivalente digitale di sbraitare contro il telegiornale. Sono persone sole, che non stanno avendo interazioni con le altre, che esercitano un odio stimolato come un riflesso pavloviano. Al netto del fastidio che posso provare per essere il bersaglio del loro dileggio, mi dispiaccio sinceramente per loro. Sono vittime anche loro, ma non se ne rendono conto e tifano per chi li opprime, su piattaforme studiate per monetizzare la loro indignazione.

Credo sia un esempio perfetto di come Instagram e affini non siano più social network, reti sociali pensate per farci interagire, ma social media, versione aggiornata di un televisore che ci vomita addosso contenuti a senso unito, rintronandoci. È una tristezza in Dolby Surround, che coinvolge tutto ciò che toccano le piattaforme, incluse le testate che dovrebbero fare informazione. Il patetico video girato ad arte per aizzare gli anziani contro i giovani è in realtà un contenuto perfetto, perché i due minuti d’odio creano engagement. Tutto, là sopra, è deformato dalla dittatura dei numeri. Quello che funziona è lo schifo. Viva la merda, come diceva Renè Ferretti. A volte sento discorsi su come sia importante utilizzare quelle piattaforme per comunicare le nostre battaglie, perché “la gente è tutta lì”, ma in momenti come questi penso che siano un pozzo avvelenato e che vadano semplicemente sabotate e distrutte. C’è un sacco di gente, sì, ma non è lì per parlare, confrontarsi o crescere. È lì solo per urlare.

Le alternative esistono. Usarle è un atto sovversivo, ma anche di cura verso noi stesse, perché quelle piogge di bile ci avvelenano la vita, a prescindere da qualsiasi ragionamento etico o politico. Possiamo costruire qualcosa di nostro, dal basso, e dopo l’esperienza di ieri sono ancora più convinto che farlo sia urgente.

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

PROSSIME DATE

11 febbraio - TORINO @ Radio Blackout - Presentazione libro
13 febbraio - BOLOGNA @ Scipione dal ferro - Presentazione libro 15 febbraio - MEZZAGO @ Bloom - Presentazione libro
20 febbraio - FANO (PU) @ Arci Artigiana - Concerto con la nuova band Gom Jabbar
21 febbraio - UMBERTIDE (PG) @ Mini Metropolis - Concerto Gom Jabbar + presentazione libro
27 febbraio - BRESCIA @ Feltrinelli - Presentazione libro 28 febbraio - MODENA Concerto! Presto più info 6 marzo - NAPOLI @ Zero81 - Presentazione libro
7 marzo - MILANO @ Cascina Occupata Torchiera - Presentazione libro + concerto
8 marzo - OVADA @ 2 sotto l'ombrello - Presentazione libro + concerto 14 marzo - LIVORNO @ Ex Caserma Occupata - Presentazione libro + concerto
21 marzo MILANO @ LUME - Presentazione + concerto
26 marzo MILANO @ Cantiere - Presentazione
27 marzo MILANO @ Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa - Presentazione

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì