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La Settimana Sovversiva

L’altro ieri ho mangiato il mio primo gelato del 2025. È sempre un momento speciale, perché vuol dire che è tornato il sole, le giornate si stanno allungando e la primavera ha dato il via alla stagione delle braghe corte. Dopo il buio e il freddo dell’inverno, mi sembra di rinascere.

Ci sono tanti gelati in un anno, ma un solo primo gelato, quindi non posso giocarmelo in un posto a caso. Felice di poter finalmente uscire in maglietta a sentire il sole sulla pelle, sono andato da Pappus, a Noli, la mia gelateria preferita da quando sono bambino. La Settimana Sovversiva non è nota per i messaggi promozionali, ma lo devo dire: Pappus batte 10 a 0 il 99% delle gelaterie “gourmet” di Milano, e ha pure una buona selezione di gusti senza latte. Mi ci portava il nonno da piccolo ed era il punto di ritrovo con i miei amici quando ero ragazzino. Fa un gelato paradisiaco.

Esco tutto felice con la mia coppetta con fragola e cioccolato fondente, la ammiro in tutta la sua bellezza e mi appresto a sbranarla con la grazia di un labrador. Prima di affondare il cucchiaino, però, vengo interrotto da un pensiero. “Non vuoi fare una foto a questo gelato? Non vuoi pubblicarlo sui social per condividere questa bellezza?”

Nell’ultimo anno ho cambiato radicalmente il mio rapporto con lo smartphone e i social network, relegandoli a una posizione più secondaria. Ho deciso di non cedere più i momenti preziosi della mia vita personale a Instagram e affini, preferendo i ritmi del Fediverso, dove non schiocca la frusta del content e posso scrivere i miei pensieri quando ho effettivamente qualcosa da dire. Eppure, anche dopo mesi di disintossicazione, alcuni automatismi del passato si ripropongono. I riflessi sono più rapidi del ragionamento e per un secondo ho veramente pensato che non pubblicare quel gelato sarebbe stato un imperdonabile spreco di content. Un attimo dopo sono rinsavito e ho provato orrore all’idea di interrompere quel momento di presenza a me stesso. Ho mangiato quel gelato pensandolo intensamente, assaporando la differenza di consistenze tra i due gusti, il colore della fragola, il profumo dell’aria, il cielo azzurro. Ho pensato a quanto stessi godendo nel dedicare tutta la mia attenzione all’atto di passeggiare al sole con una coppetta in mano, senza fare altro, senza inviare un pezzettino della mia consapevolezza su un server dall’altra parte del mondo.

Ho riflettuto su molti gelati degli anni passati, mangiati più distrattamente, mentre scrollavo reel o notizie sullo smartphone. Non erano speciali come questo e non mi provocavano un piacere così intenso. Come mai? Può sembrare controintuitivo, ma lo spam di stimoli non aumenta la nostra gioia; la attutisce. Nella mia testa si è formata l’immagine di un tubo, come quelli in cui scorre l’acqua, che collega il mondo esterno ai nostri ricettori del piacere. Ci infiliamo dentro degli stimoli gradevoli, che viaggiano lungo il percorso fino ad arrivare al nostro cervello (o al nostro cuore, o a qualsiasi organo interno preferiate). I meccanismi bulimici dei social network commerciali ci hanno spinto a infilare tutto il possibile in quel tubo, anche a costo di forzarlo, perché a più stimoli corrisponderà più piacere, no? No. Falsissimo.

I dark patterni del capitalismo digitale ci spingono a consumare più contenuti possibili, perché il nostro consumo genera profitto per chi gestisce i servizi. Vi è mai capitato di scrollare reel mentre state vedendo un film? Non riuscite a iniziare a mangiare se non avete un video o una serie da guardare? Controllate la mail anche nel fugace spazio di un caffè?

Il multitasking è una trappola.

Conviene, sì, ma non a noi. Ci hanno spinto a vantarci della nostra capacità di fare più cose contemporaneamente, ma non siamo mai noi a godere dei frutti di quella produttività extra, di quella performance strappata alle fauci dell’ozio. Se infiliamo mille stimoli nel tubo, come tossici di dopamina, finiamo per slargarlo e logorarlo. La meccanica dei fluidi ci insegna che quando aumenta il diametro del tubo diminuisce la velocità del flusso, quindi per avere lo stesso effetto di piacere dobbiamo aumentare sempre più la quantità di materiale che ci infiliamo dentro. È lo stesso meccanismo della dipendenza dalle sostanze, e come ben sappiamo possiamo diventare anche drogati di dopamina. È un circolo vizioso e l’unico modo per fermarlo è interiorizzare un rifiuto per ciò che rappresenta: lo sfruttamento delle nostre vite, anche nei momenti più sacri e offline come una coppetta a due gusti di Pappus.

Ho goduto di quel gelato come stimolo singolo e ho sentito come il suo segnale arrivarmi ininterrotto e potente, senza interferenze. Sono un po’ un fricchettone, ma mi è proprio sembrato di sentire il flusso di esistenza che arrivava forte e chiaro alla mia percezione. È come tornare a respirare bene dopo anni di raffreddore. Più invecchio, più realizzo come la felicità sia nella presenza e come ogni notifica del cellulare sia una microdose di assenza.

Forse la presenza è la conditio sine qua non di ogni vero atto sovversivo. Vi auguro una settimana piena di gelati rigorosamente offline!

Buona Settimana Sovversiva!
Kenobit


UNA RICETTA

La cosa bella della cucina è che a volte, sperimentando, si imbroccano alchimie speciali. Quando succede è bene scrivere la ricetta per non dimenticarsela. Quindi eccoci qui, perché nel weekend il mio amico Eros ha inventato una salsina assolutamente fuori di testa, partendo da un prodotto di scarto: i gambi delle cime di rapa, che troppo spesso vengono buttati.

Ingredienti

Preparazione
Buttare i gambi in acqua bollente e salata, fino a quando non diventano morbidi e si infilzano bene con una forchetta. Saltare i gambi scolati in padella, con un po' di olio, aglio e peperoncino. Dopo una decina di minuti di cottura, li ficchiamo nel bicchiere di un frullatore a immersione (o di qualunque elettrodomestico abbiate a portata) insieme a uno spicchio di aglio fresco, un po' di capperi, prezzemolo e qualche cetriolino sottaceto. Il cetriolino è l'ingrediente inaspettato che fa scattare l'alchimia. Regolate di sale e sapore e servitelo su dei crostini. Io, personalmente, l'ho finito a cucchiaiate.

La cosa magica di questa ricetta è che da questa unione non convenzionale di ingredienti emerge un sapore nuovo, che ricorda la sensazione di piccante del rafano o della senape, ma con tutta la freschezza delle cime di rapa. Un ottimo modo per non sprecare piante preziose!

TELE KENOBIT

Questa settimana sarò a Reggio Calabria per una serie di eventi nelle scuole, quindi non ci saranno i miei consueti stream mattutini.

In compenso, questa sera, lunedì, alle 21:30 sarò in diretta con Nuovo Baretto Utopia, in esclusiva su Tele.Kenobit.it, con ospite Annie Fox, con la quale parlerò degli albori dell'informatica, narrativa e adolescenza.

Martedì sera, invece, ci sarà un'altra puntata di Jonathan Dimensione AESTHETICA del Dottor Pira e Michele Sala.

CONCERTI ED EVENTI

11 aprile - Ottagono, Codroipo - Ci sarà il Synthimi fuART e i suonerò i miei Game Boy.

19 aprile - Ascoli Piceno (info in arrivo)

26 aprile - Beatnik, Campobasso - Combo chiacchiere e poi concerto!

27 aprile - Bari (info in arrivo)

Zona Warpa:
17 maggio, MACERATA, Sisma
21-22 giugno, TORINO, CSOA Gabrio
4-5 luglio, ROMA, CSOA Forte Prenestino
20-21 settembre, MILANO, Cascina Occupata Torchiera

Buona Settimana Sovversiva! Come sempre, se volete rompere il muro della socialità online, potete scrivermi a kenobit@protonmail.com!

La Settimana Sovversiva
illustrazioni di Gianluca Folì